Andare in porto, a Porto Pim

Anni fa, quando ho iniziato a studiare spagnolo, ho cominciato a riscoprire aspetti della mia lingua a cui, prima, non facevo molto caso. Sfumature di significato di parole o modi di dire che usiamo quotidianamente, senza pensarci troppo.

Prendete l’espressione “andare in porto”. In questo periodo sono in attesa che un po’ di cose “vadano in porto” e mi sento così, in effetti, come su una nave ormeggiata al largo. Galleggio. Quando qualcun altro mi passa accanto ondeggio. Se va troppo veloce comincio a girare attorno alla mia ancora. Mi viene il mal di mare.

Vedo il porto, è vicino, è tranquillo, vorrei attraccare. Me lo immagino come quello di Horta (isola di Faial, Azzorre). Si chiama Porto Pim. Non so da dove venga questo nome (se lo sapete scrivetemelo, sono curiosa!); suona buffo, sembra uscito da una favola.

C’era una volta, nella baia di Porto Pim, una ragazza. Aspettava il momento giusto per andare in porto. Da altri navigatori, aveva saputo che è usanza – appena sbarcati a Porto Pim – tracciare un riquadro sulla banchina e lasciare segno del proprio passaggio con disegni e parole.

Sarebbe bello sbarcare a Porto Pim. Potrei bere una bella tazza di cioccolata nella sala liberty del Cafè Internacional. Potrei salire alla Caldeira e nascondermi in mezzo alle ortensie giganti. Potrei raggiungere Ponta dos Capelinhos e scoprire come invecchia un vulcano. Noleggiare una bici elettrica e stendermi sulla sabbia nera di Praia Do Almoxarife. E la sera mangiare del queijo da ilha bevendo Verdelho. E poi addormentarmi e sognare un altro viaggio.

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Hace años, cuando empezè a estudiar español, comencé a redescubrir aspectos de mi idioma a los que, antes, no prestaba mucha atención. El verdadero significado de palabras o expresiones que usamos todos los dias, sin prestar atencion.

Piense a la expresion italiana “andare in porto”. Una cosa “arriva in porto” (osea “llega a puerto”) quando finalmente se ha realizado despues de un periodo de tiempo esperando.

En este período estoy esperando que algunas cosas “lleguen a puerto” y me siento como en un barco amarrado en alto mar. Floto. Cuando alguien se acerca veloz empiezo a dar vueltas alrededor de mi ancla. Sufro el mareo.

Veo el puerto, está cerca, es tranquilo, me gustaría atracar. Lo imagino como el de Horta (isla de Faial, Azores). Se llama Porto Pim. No sé de dónde viene este nombre (si lo sabes me lo diga, tengo curiosidad); es gracioso, parece salir de un cuento de fantasia.

Érase una vez, en la bahía de Porto Pim, una chica. Esperabas el momento adecuado para llegar a puerto. De otros navegantes, ella sabía que era costumbre, acababa de llegar en Porto Pim, trazar un dibujo en el muelle y dejar una marca de su pasaje.

Sería bueno desembarcar en Porto Pim. Podría tomar una buena taza de chocolate en el salón liberty del Café Internacional. Podría subir a la Caldeira y esconderme en medio de las hortensias gigantes. Podría llegar a Ponta dos Capelinhos y descubrir cómo un volcán envejece. Alquilar una bicicleta eléctrica y quedarme en la arena negra de Praia Do Almoxarife. Y en la noche, comer el queijo da ilha bibiendo Verdelho. Y luego dormir y soñar un otro viaje.

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Natale con i tuoi, Pasqua a Chiavari

La Liguria. Ovvero – non ce ne vogliano i Liguri – il “mare dei milanesi”. Immancabilmente, allo scoccar della Pasqua, le chiavi delle seconde case iniziano a tintinnare nei cassetti in cui hanno svernato, risvegliando la voglia di mare. Come i ciliegi in fiore, non si risvegliano un mazzo alla volta ma tutte insieme, come comandate da un misterioso demone: il dio delle code autostradali. Così, ogni milanese che si rispetti, fa il pieno alla macchina (fila anche lì, fa già atmosfera!), imbocca la A7 e in circa 2 ore arriva al mare.

Tra le mete più gettonate c’è senza dubbio Chiavari, poco lontano da Genova. Non sto a elencarvi i personaggi famosi passati per questa cittadina (trovate tutto facilmente su wikipedia) né vi decanterò le bellezze del mare (mentirei), vi racconterò semplicemente cosa piace fare a me quando ci vado. Cosa che si potrebbe riassumere in: me la prendo comoda, mangio cibi da bambini e mi scotto, ma siccome questo è un blog e si suppone che siate interessati a leggermi, scenderò più nel dettaglio e cercherò di darmi un tono.

Chiavari ha un centro storico ben conservato con lunghi portici che permettono – oggi come nel passato medievale – di passeggiare e fare compere anche quando c’è brutto tempo. Boutique di abbigliamento (io vado sempre da Moda Milano nel carruggio principale), sale da tè (come lo storico Gran Caffè Defilla, dove potete comprare i “Baci di Chiavari” e il baciccia, una specie di panforte alla genovese), gioiellerie, negozi di scarpe, ottici… Potete perderci tranquillamente qualche ora, prendere un aperitivo e addentare una focaccia osservando la gente che passa.

Per non sentirvi troppo frivoli, dopo lo shopping potete dedicarvi a un’attività più culturale visitando il giardino di Villa Rocca (oggi parco botanico) e l’adiacente Museo archeologico che espone reperti preistorici provenienti dal territorio comunale.

Per l’aperitivo e la cena consiglio di prenotare in uno dei locali del lungo mare per assicurarvi un tavolo con vista sul golfo del Tigullio. Due passi e gelato prima di andare a dormire felici come bambini. Domani si va al mare, a Zoagli.

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Liguria. Osea el “mar de Milán”. Siempre, quando pasa Pascua, las llaves de las segundas casas empiezan tintinear en los cajones en los que han invernado, despertando el deseo del mar. Como los cerezos en flor se despiertan todas juntas, como ordenadas de una misteriosa presencia: el duende de las colas de autopistas. Asì, los verdaderos milanés, llenen de gasolina el automóvil (¡cola tambien allì, ya hace atmósfera!), toman la A7 y aproximadamente despues 2 horas llegan al mar.

Entre los destinos más populares se encuentra, sin duda, Chiavari, un pueblo cerca de Génova. No voy a elencar las celebridades que pasaron por esta ciudad (puedes encontrar todo fácilmente en wikipedia) ni decantaré las bellezas del mar (mentiría), te diré lo que me gusta hacer cuando voy allí. Lo que podría resumir asì: ago todo con calma, como comida para niños y me quemo la piel, pero como se trata de un blog y se supone que eres interesado en leer, te cuentarè mas y trataré de darme un tono.

Chiavari tiene un centro histórico bien conservado con largas arcadas que permiten, tanto hoy como en su pasado medieval, caminar y comprar, incluso cuando hay mal tiempo. Boutique de ropa (siempre voy a Moda Milano en el callejón principal), salones de té (como el histórico Gran Caffè Defilla, donde puedes comprar “Baci di Chiavari” y “baciccia”, un dulce tipico), joyeros, tiendas de zapatos, ópticos… Puedes disfrutar asì unas horas, beber algo y morder una focaccia observando a las personas que pasan.

Para no sentirte demasiado frívolo, después de las compras puedes dedicarte a una actividad más cultural visitando el jardín de Villa Rocca (con su parque botánico) y el Museo arqueológico adyacente que muestra hallazgos prehistóricos del territorio municipal.

Para tomar un aperitivo y cenar, te sugiero que reserves en uno de los restaurantes cerca del mar para asegurarte una mesa con vista al golfo de Tigullio. Paseos y helado antes de ir a dormir felices como niños. Mañana vamos al mar, a Zoagli.

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Coming soon

 

 

Le isole della primavera

A volo d’angelo sull’arcipelago delle Canarie

Nessuno conosce le Canarie meglio del Kalima, il vento torrido che dal Marocco soffia verso l’oceano Atlantico, investendo l’arcipelago e indorando con la sabbia del deserto le coste orientali di queste isole.

Le raffiche sahariane, superando le scogliere, s’insinuano e plasmano le rocce vulcaniche, raccogliendo i segreti di un entroterra misterioso, senza dare tregua a nessuna delle sette isole maggiori: Tenerife (2.057 km2), Fuerteventura (1.731 km2), Gran Canaria (1.532 km2), Lanzarote (836 km2), La Palma (730 km2), La Gomera (378 km2), El Hierro (277 km2) che, insieme alle minori (La Graciosa, Montaña Clara, Alegranza, Lobos), affiorano nell’Atlantico a poche miglia dai litorali africani.

Le “isole dell’eterna primavera” emersero 5 milioni di anni fa, quando nessun occhio umano poteva godere delle forme capricciose impresse da Efesto, Eolo e Nettuno all’ultimo parto di Gea. L’attività tettonica ha rispettato modalità e tempistiche differenti nelle diverse zone dell’arcipelago. Così a Fuerteventura e Lanzarote possiamo già osservare l’influenza degli agenti distruttivi (come l’erosione) sulle formazioni basaltiche, mentre le altre isole conservano le forme tipiche di un vulcanismo più recente (coste alte e scoscese, convergenti verso un picco vulcanico centrale). Queste differenze hanno determinato (e determinano) una grande varietà climatica e biologica piacevole per i viaggiatori, interessante per gli studiosi, importante per gli ecologisti.

Come sul dorso di un dinosauro, nell’arcipelago sopravvivono ecosistemi preistorici altrove scomparsi: l’originaria vegetazione mediterranea ha trovato nella Macaronesia la sua “ultima spiaggia”. La natura canaria è caratterizzata dalla numerosa presenza di endemismi; creature minuscole come insetti e arbusti spinosi, contribuiscono, senza clamore, alla conservazione del patrimonio biologico della Terra. La laurisilva e il pinar sviluppano silenziosamente strategie di sopravvivenza, vincendo ogni estate la sfida col fuoco; mentre la vegetazione costiera affronta, a ogni onda, l’aggressione del sale. Somigliano a turisti sorpresi a Venezia dall’acqua alta, i gruppi di uccelli limicoli che silenziosamente dragano le pozze fangose; si confondono con la polvere gli scoiattoli che abitano le città sotterranee del deserto roccioso.

Gli alisei oceanici e il kalima marocchino si contendono il dominio su queste terre costantemente interessate da fenomeni ventosi di tipo anticiclonico, sottofondo perpetuo della vita isolana. I mulini un tempo e gli impianti eolici negli ultimi decenni hanno offerto le loro pale alle raffiche costanti per aiutare l’uomo nelle fatiche quotidiane.

Quando il 22 novembre 2007 ho preparato la mia valigia – un piccolo trolley imbarcabile come bagaglio a mano: costume, asciugamano, crema abbronzante 30+ – ignoravo queste cose. Non ero mai stata così vicina all’Africa e l’idea di svernare ai tropici accendeva nella mia mente prospettive luminose. Non avevo pianificato il viaggio né pensato a un preciso programma delle giornate che mi attendevano. Dalla guida ritirata in biblioteca avevo appreso le prime informazioni sulla mia destinazione: Fuerteventura, isola delle Canarie, arcipelago atlantico al largo della costa occidentale del Marocco, clima subtropicale, lingua spagnolo, moneta euro.

Facile. O almeno così sembrava. Ma novembre (non) è un buon mese per visitare Fuerteventura; almeno (non) lo è sotto certi punti di vista: il cielo è mutevole, l’acqua è fredda e le principali strutture turistiche sono chiuse dopo l’assalto estivo (che qui arriva tranquillamente fino ad ottobre), il turista è abbandonato a sé stesso. Questa sorta di abbandono mediatico permette al visitatore di liberare il suo sguardo in un vagare inquieto. Accarezzando il nitido profilo di orizzonti ininterrotti di mare e di terra si possono trasformare i luoghi più belli dell’isola in paesaggi della propria mente. Solamente due giorni prima di partire sono riuscita a comprare, in un piccolo bazar di Betancuria, una guida scritta da autori locali, con una bella grafica di copertina (che subito mi ha ricordato le tavole sensoriali del primo futurismo). La leggerò durante il volo, ho pensato.

Scomodamente seduta sui sedili blu dell’air bus easyjet, sfogliavo le pagine della guida scoprendo l’esistenza di altri luoghi e vedendo sotto una nuova veste quelli appena visitati. Ancora in volo sopra lo spazio aereo di Fuerteventura, valutavo la possibilità di un lancio in paracadute con atterraggio di precisione nel cratere della Gairia, per raggiungere in fretta il cuore palpitante di quella terra sterile solo in apparenza.

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Ninguno conoce Canarias mas que el Kalima, el viento que sopla desde Marruecos hasta el Océano Atlántico, dorando con la arena del desierto las costas orientales de estas islas. Las ráfagas del Sahara, superando los acantilados, dan forma a las rocas volcánicas, descubriendo secretos durante su viaje.

Tenerife (2.057 km2), Fuerteventura (1.731 km2), Gran Canaria ( 1.532 km2), Lanzarote (836 km2), La Palma (730 km2), La Gomera (378 km2), El Hierro (277 km2), juntas a las islas menores (La Graciosa, Montaña Clara, Alegranza, Lobos), estan en el oceano Atlántico a pocos kilómetros de Africa. Estas tierras “de eterna primavera” surgieron hace cinco millones de años, cuando ningún ojo humano podia mirar las curiosas formas que Hefesto, Aeolus y Neptuno dieron a lo último nacimiento de Gea.

Hoy en Fuerteventura y Lanzarote ya podemos ver la influencia de agentes destructivos (tales como la erosión) sobre las formaciones de basalto, mientras que las otras islas conservan las formas típicas de un vulcanismo más reciente (costas altas y empinadas, convergiendo hacia un pico volcánico central). Hacì hay una gran variedad climáticas y biológicas. Como sobre la espalta de un dinosaurio, aquì sobrevivon ecosistemas prehistóricos que han desaparecido en otros lugares: la originaria vegetación mediterránea tiene en la Macaronesia su última casa. La naturaleza canaria se caracteriza por la presencia de numerosas especies endémicas; pequeñas criaturas como insectos y arbustos espinosos, contribuyen, sin clamores, a la conservación del patrimonio biológico de la Tierra. Laurisilva y pinar desarrollan silenciosamente estrategias de supervivencia, ganando el desafío con fuego cada verano; mientras que la vegetación costera soporta a la agresión salina despues cada ola. Se parecen a los turistas en Venecia quando hay “agua alta”, los grupos de aves playeras que dragan en silencio charcos fangosos; las ardillas que habitan en las ciudades subterráneas del desierto rocoso se funden con el polvo. Los alisios oceánicos y el kalima marroquí disputan el dominio sobre estas tierras constantemente afectadas por fenómenos ventosos de tipo anticiclónico, sonido tipico de la vida en la isla. Los molinos una vez y los parques eólicos en las últimas décadas han ofrecido su ayuda al hombre en las labores diarias.

Cuando 22 de noviembre de 2007 preparè mi maleta – un pequeño equipaje de mano: traje de baño, toalla, protector solar 30+ – No sabía estas cosas. Nunca había estado tan cerca de África y la idea de invernar en los trópicos iluminó mi mente con brillantes perspectivas. No había planeado el viaje ni había pensado en un programa específico de los días que me esperaban. Solamente sabia esto: Fuerteventura, Islas Canarias, archipiélago del Atlántico frente a la costa oeste de Marruecos, clima subtropical, el idioma español, la moneda euro. Fácil. O eso parecía. Pero noviembre (no) es un buen mes para visitar Fuerteventura; por lo meno (no) lo es en algunos aspectos: el cielo está mudable, el agua está fría y las principales instalaciones turísticas están cerradas después de veraneo (que llega aquí en silencio hasta octubre). Sólo dos días antes de salir encontrè, en un pequeño bazar de Betancuria, una guía escrita por autores locales, con una hermosa imagen de cubierta (que me recordó los paneles sensoriales de la primera Futurismo). Lo leeré durante el vuelo, pensé. Sentada en los incomodos asientos azules del avion, pasando las páginas de la guía, descubrì la existencia de otros lugares y puse ver bojo nueva luz los que habia visitado. Volando en el espacio aéreo de Fuerteventura, queria lanzarme con paracaidas y aterrizar en el cráter de Gairía, para alcanzar rápidamente el corazón palpitante de una tierra seca sólo en apariencia.

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No one knows the Canaries better than the Kalima, the torrid wind that blows from Morocco to the Atlantic Ocean, investing the archipelago and gilding with the desert sand the eastern coasts of these islands.

The Saharian bursts, overcoming the cliffs, insinuate and shape the volcanic rocks, gathering the secrets of a mysterious hinterland, without giving respite to any of the seven major islands: Tenerife (2.057 km2), Fuerteventura (1.731 km2), Gran Canaria ( 1,532 km2), Lanzarote (836 km2), La Palma (730 km2), La Gomera (378 km2), El Hierro (277 km2) which, together with the minors (La Graciosa, Montaña Clara, Alegranza, Lobos), emerge from the Atlantic Ocean just a few miles from the African coasts.

The “islands of eternal spring” emerged 5 million years ago, when no human eye could enjoy the capricious forms imprinted by Hephaestus, Aeolus and Neptune at the last birth of Gaea. Tectonic activityfollowed different ways and times in the different areas of the archipelago. So in Fuerteventura and Lanzarote we can already observe the influence of destructive agents (such as erosion) on the basalt formations, while the other islands preserve the typical forms of a more recent volcanism (high and steep coasts, converging towards a central volcanic peak) . These differences have determined (and still determine) a great variety of climatic and biological, pleasant for travelers, interesting for scholars, important for ecologists.

Like on the back of a dinosaur, prehistoric ecosystems elsewhere disappeared can survive in the archipelago: the original Mediterranean vegetation found its “last beach” in Macaronesia. Canarian nature is characterized by the numerous presence of endemics; tiny creatures like thorny insects and shrubs, contribute, without clamor, to the conservation of the biological heritage of the Earth. Laurisilva and pinar silently develop survival strategies, winning the challenge with fire every summer; while coastal vegetation tackles salt aggression at each wave. They resemble tourists caught in Venice by the high water, the groups of shorebirds silently dredging muddy puddles; the squirrels inhabiting the underground cities of the rocky desert merge with the dust.

The oceanic trade winds and the Moroccan kalima contest the dominion over these lands constantly affected by windy phenomena of anticyclonic type, perpetual background of the island life. The mills once and the wind farms in the last decades have offered their blades to constant gusts to help the man in the daily labors.

When I packed my suitcase on 22 November 2007 – a small trolley that can be loaded as a carry-on bag: bathing suit, towel, 30+ tanning cream – I ignored these things. I had never been so close to Africa and the idea wintering in the tropics lit up  bright prospects in my mind. I had not planned the trip nor thought about a specific program of the days that awaited me. From the guide I had picked up at the library I had learned the first information about my destination: Fuerteventura, Canary Island, the Atlantic archipelago off the west coast of Morocco, subtropical climate, Spanish language, euro currency.

Easy. Or so it seemed. But November  is (not) a good month to visit Fuerteventura; at least it is (not) under some points of view: the sky is changing, the water is cold and the main tourist facilities are closed after the summer assault (which here comes until October), the tourist is left by himself. This sort of media abandonment allows the visitor to free his gaze in a wandering restlessness. Caressing the clear outline of uninterrupted horizons of sea and land you can transform the most beautiful places of the island into landscapes of your mind. Only two days before leaving I managed to buy, in a small bazaar in Betancuria, a guide written by local authors, with a beautiful cover design (which immediately reminded me of the sensory boards of early futurism). I’ll read it during the flight, I thought.

Uncomfortably sitting on the blue seats of the Easyjet airbus, I would leaf through the pages of the guide, discovering the existence of other places and seeing the newly visited ones under a new look. Still flying over the airspace of Fuerteventura, I evaluated the possibility of a parachute launch with precision landing in the crater of the Gairia, to quickly reach the palpitating heart of that only apparently barren land .

 

Australia Gallery

In questa pagina sono raccolte le gallery dei luoghi che abbiamo visitato in Australia.

This page contains photogalleries of the places we visited in Australia.

Esta página contiene fotografias de los lugares que visitamos en Australia.

Victoria

Luogo: Melbourne, centro città. Periodo: aprile 2014.

New south Wales

Luogo: Sydney, centro città. Periodo: aprile 2014.

 

Northern Territory

 Luogo: Kakadu park, Northern Territory. Periodo: aprile 2014.

Animali fantastici e dove trovarli

Nel nostro paese gli animali se ne stanno bene nascosti. Lungi da loro incrociare la strada dalla creatura più pericolosa del mondo. Anche se, a dire il vero, sono sempre di più quelle terre di confine in cui natura e artificio si incontrano e scontrano. Così, se da un lato abbiamo l’impressione che gli animali si stiano riavvicinando alla specie umana, la realtà è ben diversa. Senza chiedere permesso, siamo diventati ospiti fissi in quella che un tempo era la loro casa.

Okay, okay, non sono la persona giusta per fare moralismi: trekking, snorkeling, birdwatching, sono la prima a curiosare tra gli affari del mondo animale. In ogni nostro viaggio non può mancare un momento “voyeuristico” (adesso, ad esempio, sono in trattativa per importunare i macachi delle terme giapponesi). Ecco, allora, i miei “big five”, dove “big” non è la dimensione (anche se alcuni non se la cavano affatto male) ma il livello di stupore che mi ha regalato la loro visione.

Al primo posto metterei quella furbacchiona della manta gigante, avvistata a largo dell’isola di Holbox (Yucatan) durante un’escursione alla ricerca dello squalo balena. Da vera star, è apparsa all’improvviso sul pelo dell’acqua, riuscendo per un attimo a rubare la scena a un pesciolone di circa 6 metri. Lo squalo si aggiudica, comunque, il secondo posto per la pazienza dimostrata nel lasciarsi affiancare, senza colpi di coda, da goffi turisti bardati come per una spedizione ad Atlantide.

Torniamo sulla terra ferma per il terzo animale: il timido opossum, la cui riservatezza è superata solamente dalla sua golosità. Ed è così che l’abbiamo avvistato: seguendo il rumore delle sue mandibole, intente a gustare un succoso frutto su un’acacia a Kangaroo Island (South Australia). Tondi occhietti lucidi soddisfatti dalla scorpacciata.

E che dire della Morfo blu? Questa farfalla gigante (la sua apertura alare può arrivare a 15 cm) volteggiava, insieme a una miriade di lepidotteri altrettanto appariscenti, lungo la strada che porta all’incredibile sito archeologico di Calakmul (Campeche). Mai viste tante farfalle tutte insieme, quarto posto collettivo.

Oddio, mi manca solo un posto e sono indecisa. I granchi albini di Jameos del Agua (Lanzarote)? I wallaby o i koala australiani? No, i koala no, sono pulciosissimi. I grifoni del Verdon (Alta Provenza) o i fenicotteri della Camargue? Le volpi volanti? I pesci pagliaccio? Le marmotte?

Ho deciso. In questa minirassegna della bellezza naturale voglio includere un animale che posso osservare facendo poca strada, anzi pochissima, anzi alle volte non facendone affatto. Sto parlando di Artù (detto Arthur), il mio agile coniglietto, che proprio ieri ha imparato a salire sul divano per reclamare da me – massa informe sotto alla copertina di lana – coccole e (soprattutto) croccantini al basilico. Che meraviglia!

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In our country the animals are well hidden. Far from them crossing the road with the most dangerous creature in the world. Although, to tell the truth, there are more and more borderlands where nature and artifice meet and collide. So, if on the one hand we have the impression that animals are approaching the human species, the reality is very different. Without asking permission, we became permanent guests in what was once their home.

Okay, okay, I’m not the right person to do moralism: trekking, snorkeling, birdwatching, I’m the first to enter in the matters of the animal world. In every trip we can not miss a “voyeuristic” moment (now, for example, I’m negotiating to bother the macaques of Japanese baths). Here, then, my “big five”, where “big” is not the size (although some do not do bad at all) but the level of amazement that gave me their vision.

In the first place I would put that crafty giant manta ray, spotted off the island of Holbox (Yucatan) during an excursion in search of the whale shark. As a true star, she suddenly appeared on the water’s surface, managing for a moment to steal the scene from a small fish of about 6 meters. The shark wins, however, the second place for the patience shown in swimming side by side, with no strokes, with clumsy tourists, barded as for an expedition to Atlantis.

Let’s go back to the mainland for the third animal: the shy opossum, whose privacy is only surpassed by its greediness. And that’s how we saw it: following the sound of its jaws, intent on tasting a juicy fruit on an acacia in Kangaroo Island (South Australia). Round shiny eyes satisfied by the feast.

And what about blue Morpho? This giant butterfly (its wingspan can reach 15 cm) fluttered, along with a myriad of equally showy lepidopterans, along the road that leads to the incredible archaeological site of Calakmul (Campeche). Never seen so many butterflies together, collective fourth place.

Oh my, I miss only one place and I’m undecided. The albino crabs of Jameos del Agua (Lanzarote)? Australian wallabies or koalas? No, koalas are very flea-ridden. The griffins of the Verdon (Haute Provence) or the flamingos of the Camargue? Flying foxes? Clown fishes? Marmots?

I decided. In this small review of natural beauty I want to include an animal that I can observe by doing little or very little, indeed sometimes not doing it at all. I’m talking about Artù (called Arthur), my agile bunny, who just yesterday has learned to climb on the couch to claim from me – shapeless mass under the wool blanket – cuddles and (especially)  basil-flavored crunchies. Wonderful!

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En nuestro país, los animales se esconden para no cruzar el camino de la criatura más peligrosa del mundo. A decir la verdad, hay siempre más tierras donde la naturaleza y el artificio se encuentran y chocan. Si por un lado tenemos la impresión que los animales van acercandose a la especie humana, la realidad es muy diferente. Sin pedir permiso, nos convertimos en invitados permanentes en lugares que una vez fueron solamente de ellos.

Está bien, no soy la persona adecuada para sermonear: senderismo, snorkeling, birdwatching, soy la primera, durante mis viajes, a “profanar el templo de la naturaleza”. Aquí, entonces, mis “Big five”, donde “big” no es el tamaño (aunque algunos son muy grandes) pero el nivel de sorpresa que me diò su visión.

El primero es la manta raya gigante, que vi en la isla de Holbox (Yucatán) durante una excursión para nadar con el tiburón ballena. Como una verdadera diva, de repente apareció en la superficie del agua, robando la escena a un “pequeño” pez de unos 6 metros. El tiburón gana, sin embargo, el segundo lugar por su paciencia con los turistas che le nadaban alrededor.

Volvemos al continente para el tercer animal: el tímido opossum, cuya privacidad solo es superada por su gula. Lo vimos siguiendo el sonido de sus mandíbulas, mientras comiba una fruta jugosa sobre a una acacia en Kangaroo Island (South Australia). Ojos redondos y brillantes por la satisfacion de su banquete.

¿Y qué decir del morfo azul? Esta mariposa gigante (su envergadura puede alcanzar los 15 cm) y una gran quantidad de polillas igualmente vivaz, volan por la carretera que conduce a la increible zona arqueológica de Calakmul (Campeche). Nunca he visto tantas bonitas mariposas juntas, cuarto lugar colectivo.

Dios mío, extraño solo un lugar y estoy indecisa. ¿Los cangrejos albinos de Jameos del Agua (Lanzarote)? ¿Wallabies o koalas australianos? No, los koalas están llenos de pulgas. Los grifos del Verdon (Haute Provence) o los flamencos de la Camarga? Zorros voladores? Pez payaso? ¿Las marmotas?

Al final decidí. En este concurso de belleza natural quiero incluir un animal que puedo observar movendome de poco o muy poco, casi de nada. Estoy hablando de Arthur, mi conejito ágil, que ayer aprendió a subir en el sofá para preguntar de mí – debajo de la cubierta de lana – mimos y (sobre todo) su croquetas de albahaca. ¡Qué maravilla!

Olanda gallery

Olanda settentrionale

Luogo: Amsterdam. Periodo: aprile 2017.

 

Luogo: Bloembollenstreek. Periodo: aprile 2017.

 

Luogo: Volendam, Hoorn, Delft, Zaanse Schans. Periodio: aprile 2017.